Lavoro di gruppo

La prima domanda da cui partire è senz’altro la seguente: come può un lavoro di gruppo, basato sulla ricerca interiore, aiutarci a stare meglio?

Come può darci degli strumenti da utilizzare poi nel quotidiano per fronteggiare problemi pratici, concreti e di ordinaria amministrazione? Problemi personali, relazionali, familiari, lavorativi o di altro genere?

Sì, perché il malessere che tante volte condisce il nostro vissuto, lo conosciamo molto bene. Forse non sappiamo definirlo o spiegarlo, ma nessuno di noi può ignorare quella spinta propulsiva che ci porta a cercare qualcuno o qualcosa che lo faccia sparire o attenuare.

Forse non si riesce a capire bene, fino in fondo, cosa ci sta succedendo. Ma quello che risulta immediatamente chiaro è la necessità di uscirne il prima possibile.

 

Perché entrare in un gruppo di ricerca interiore?

In quest’onda di disperazione e inquietudine, il pensiero di iniziare a frequentare un gruppo di persone per trattare assieme il proprio disagio, e per trovare risposta alle proprie domande interiori, risulta praticamente assurdo. Si fa fatica a capire come una simile esperienza possa aiutarci.

Ecco il PRIMO SCOGLIO che si incontra quando si intraprende un percorso di ricerca interiore, attraverso il lavoro di gruppo.

Questo blocco va accolto e rispettato perché rappresenta in fondo tutte le nostre resistenze interiori, le mille paure che emergono quando si tratta di mostrare i propri stati d’animo, la timidezza e la riluttanza innata e appresa, ad aprirsi agli altri.

 

A che cosa serve elaborare i vissuti?

Un altro dissuasore è la tendenza oggi molto diffusa di ricercare soluzioni che siano più di superficie, magari temporanee, ma soprattutto rapide ed immediate.

Ci si racconta che le scorciatoie sono le uniche vie che ci possono portare a destinazione. Esse ci affascinano e ci tentano, e ci si ostina su questa linea, malgrado i risultati siano palesemente insoddisfacenti.

Pensare di partecipare ad un lavoro di gruppo, dove portare il proprio vissuto, in mezzo a degli estranei, senza poi sentirsi dare delle soluzioni concrete ed immediate…a cosa potrà mai servire?

No, alla fine, risulta indiscutibilmente un’inutile perdita di tempo.

Meglio ricorrere a qualche tipo di soluzione esterna a noi, meno faticosa e soprattutto rapida ed indolore.

Chi mi risolve i miei problemi?

Meglio trovare qualcuno che ci dica come risolvere il problema, anziché addestrarci per acquisire gli strumenti necessari a renderci autonomi nella gestione delle nostre vite?

Naturalmente questa è un’interpretazione molto riduttiva e fuorviante, di quello che si intende realmente per lavoro di gruppo.

E nell’esposizione che segue dimostrerò come invece, questo tipo di percorso, risulti estremamente efficace per raggiungere una soddisfacente conoscenza di sé stessi. Con essa si raggiunge anche un maggior equilibrio nel vivere le nostre relazioni. Il lavoro di gruppo è perciò diventato oggetto di numerose ricerche e trattazioni, che ne hanno chiarito ed approfondito le potenzialità e l’efficacia.

A seguire quindi citerò alcuni tra questi studi e porterò come integrazione la prospettiva introspettiva dei gruppi che conduco.

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